Storia Economica

Un paese non certo privo di contraddizioni che è passato, nel giro di poco tempo, dall'essere uno dei più poveri d'Europa ad uno dei più prosperi. Poi la speculazione e la bolla immobiliare frenano la corsa economica irlandese. E ora?

L'Irlanda è un paese la cui storia economica presenta non pochi spunti di interesse, anche e soprattutto per le sue oscillazioni tra boom e crisi. L'Irlanda ha attraversato in relativamente poco tempo un periodo di grande povertà seguito ad uno di enorme sviluppo e prosperità; ricordiamo che fino al 2009 l'Irlanda aveva il più alto PIL dell'Europa. Poi anche per lei sono cominciati tempi durissimi da cui, solo ora, si sta in parte riprendendo.
Cerchiamo di capire quali sono state le tappe fondamentali di questo sviluppo incredibile che, ad un certo punto, è valso al paese il soprannome di Tigre Celtica. Un primo passo fondamentale è stato l'ingresso nella CEE che, nel 1973 ha costretto il paese ad abbandonare una politica economica fino a quel momento con tendenze isolazioniste. Tutto ciò ha comportato una rimessa in discussione dell'intero sistema industriale con un'ottica più orientata al business e più rivolta a settori impostati sulla tecnologia avanzata; cosa questa che ha sempre rappresentato un po' la vocazione economica irlandese. Parallelamente a ciò è stato dato un enorme impulso alla formazione scolastica, sia superiore sia universitaria.

Siamo negli anni 70 con la loro prima espansione economica destinata però ad arrestarsi tra il 1981 e il 1986, periodo durante il quale la storia economica irlandese conosce una vera e propria depressione. Alcuni studiosi hanno cercato di individuare le cause principali di questa crisi, trovandole essenzialmente in una altissima inflazione, in una preoccupante disoccupazione giovanile e in alcuni interventi del governo che, nel tentativo di migliorare la situazione, riuscirono solo a peggiorarla soprattutto per un carico fiscale diventato eccessivo e deprimente per gli investimenti. Però, dal momento che dalle crisi si può anche imparare l'Irlanda arriva agli inizi degli anni '90 con nuovo impeto.

Sono gli anni del National Recovery Program che portarono ad efficaci provvedimenti quali tagli alla spesa pubblica, aumenti salariali in cambio di riduzioni di tasse e concertazione e sinergia tra governo, imprenditori, banche e sindacati. In quegli anni si è ridato poi vigore alla formazione per avere una forza lavoro estremamente qualificata e si è cominciato ad avere un occhi di riguardo per gli investimenti esteri e per i finanziamenti alle imprese high tech. Ciò che si è fatto in quegli anni è stato dare una politica a lungo termine, necessaria per la stabilità ma anche per poter invogliare una politica industriale equilibrata e, soprattutto, l'apporto di capitale invogliato da politiche favorevoli ai dividendi e da norme amministrative snelle.

Come spesso succede, anche se sembra paradossale, una tassazione più favorevole ha prodotto un aumento delle entrate fiscali (se le tasse sono ragionevoli è più basso il fenomeno dell'evasione) soprattutto grazie agli utili societari. Sembra la scoperta dell'acqua calda ma è stato ciò che ha indotto molte imprese a fare base in Irlanda per entrare in altri mercati europei.

Come si arriva alla crisi? Siamo attorno al 2007 e la storia economica irlandese da segni di scricchiolamenti con alcune crepe nel settore edilizio e con la conseguente esplosione della bolla speculativa. E talvolta succede che i germi di una crisi siano presenti proprio nel momento di massima espansione: la bolla speculativa è nata proprio nel momento migliore, quello in cui l'occupazione era ai massimi livelli, cresceva il reddito, le banche e gli investitori sembravano invincibili. Forse questa è solo un'altra dimostrazione come sia spesso più difficile gestire il successo dell'insuccesso.

Agli inizi del 2000 alcune contraddizioni cominciano a diventare più evidenti: a fronte di un tenore di vita molto buono grazie a redditi medi molto alti il paese era invece arretrato dal punto di vista delle infrastrutture e dell'edilizia; come se questi due fattori non fossero in grado di rispondere alle nuove esigenze di una popolazione più benestante con pretese quindi superiori. Tutto ciò portò l'Irlanda a vivere un boom edilizio senza precedenti nella sua storia. Tutto cresce, anche i prezzi delle case e le rendite. Il settore edilizio cresce in maniera quasi incontrollata, sia in termini di business sia in termini occupazionali, vivendo una pericoloso euforia. E la situazione esplose con la relativa bolla speculativa che aveva sganciato il valore degli immobili da variabili reali; come se in realtà tutto si muovesse fuori mercato. E ovviamente le banche non potevano restare immuni da questa sorta di bulimia incontrollata: tutto sembrava facile e la crescita sembrava infinita. Nella realtà le cose non sono mai così. Dunque la crisi è diventata anche bancaria e finanziaria con quello che sappiamo.

Arriva la nuova crisi e arriva anche l'annuncio del governo irlandese di ricapitalizzare le maggiori banche. Questa azione ha portato ad un aumento dei titoli delle banche stesse ma anche a molte critiche. Si arriva al 2009, anno davvero terribile in cui la recessione tocca il 7,5%, la disoccupazione arriva quasi al 14% e il debito pubblico tocca i 40 miliardi di euro. Il resto è storia recente e parla di una serie di provvedimenti tesi a rilanciare l'economia attraverso investimenti nella tecnologia, nella ricerca e in una politica che attragga sempre più investimenti stranieri.



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